UN'ANTEPRIMA EUROPEA
DA NON PERDERE

 

 la prima mostra in Europa sugli animali marini al tempo dei dinosauri. 

DAL 15 LUGLIO 2017 AL 31 MARZO 2018

La mostra “Paleoaquarium – Il mare al tempo dei dinosauri” offre la possibilità di conoscere da vicino gli antichi abitatori dei mari preistorici. Punti forti dell’esposizione, per l’impatto spettacolare che hanno sul pubblico, sono le ricostruzioni, modelli fisici e modelli virtuali animati: entrambi rappresentano soltanto il risultato finale del lunghissimo lavoro che vede affiancati i paleontologi e gli artisti in un comune percorso di conoscenza, con l’obbiettivo di “riportare in vita” gli animali preistorici a partire dallo studio dei loro resti fossili (ossa “pietrificate”, ma anche molto altro).

I principali protagonisti dell’esposizione sono i rettili marini dell’Era Mesozoica (da cui il sottotitolo della mostra “Il mare al tempo dei dinosauri”), detta anche, appunto, Era dei Rettili, poiché in quell’intervallo del tempo geologico essi dominarono tutti gli ambienti: terrestre, con i dinosauri, acquatico con una pletora di “mostri marini” – tra cui ittiosauri, plesiosauri e mosasauri – e aereo, con gli pterosauri. Non mancano però riferimenti agli altri animali che hanno popolato e dominato i mari “prima e dopo i dinosauri”, dai grandi invertebrati ai mammiferi cetacei.

Il percorso offre diversi livelli di approfondimento: una parte descrittiva, che fornisce informazioni generali sulle peculiarità della specie e sul suo gruppo di appartenenza; un commento dell’esperto, che fa capire il metodo di lavoro dei paleontologi; una notizia “lo sapevi che”, dedicata ai visitatori più giovani, con curiosità inaspettate o luoghi comuni da sfatare.

MODELLI FISICI REALI

Dunkleosteus

L’aspetto minaccioso e le grandi dimensioni hanno reso Dunkleosteus uno dei più noti animali marini del passato. Di questo predatore si conosce però solo la parte anteriore dello scheletro, pesantemente corazzata, costituita dal cranio, dalla mandibola e dallo scudo toracico. Le mascelle, equipaggiate con un becco fatto di lame ossee anziché da veri e propri denti, potevano essere spalancate rapidamente e poi chiuse con una forza tale da perforare la corazza di altri placodermi o il guscio degli invertebrati.

Per ricostruire anche le parti non conosciute dello scheletro, e quindi del corpo, i paleontologi hanno utilizzato il confronto con le forme più strettamente imparentate, secondo i principi dell’anatomia comparata.

Liopleurodon

Liopleurodon incarna uno dei modelli evolutivi di maggior successo del Giurassico, quello dei pliosauri, rappresentanti del più ampio gruppo, interamente estinto, dei Saurotterigi. I pliosauri come Liopleurodon avevano un collo breve e poco individuato rispetto al corpo e delle fauci enormi; erano rettili marini predatori all’apice della catena alimentare. Il loro muso era equipaggiato con recettori di pressione che funzionavano come un sonar, rilevando le onde generate nell’acqua dal nuoto delle prede.

Cryptoclidus

Cryptoclidus rappresenta i plesiosauri in senso stretto (sempre appartenenti al più vasto gruppo dei Saurotterigi), caratterizzati da un collo lungo o lunghissimo, sormontato da una piccola testa. I plesiosauri (e i loro stretti parenti pliosauri come Liopleurodon) evolvettero un modo di nuotare detto “volo subacqueo”, nel quale usavano tutte e quattro le pinne “volando” nell’acqua, come fanno alcuni animali attuali (pinguini, otarie e tartarughe marine).

Il collo, tipicamente lungo o lunghissimo, contribuisce a fare dei plesiosauri animali dall’aspetto unico e neppure lontanamente comparabile a quello delle specie attuali. Forse per questa ragione essi hanno evidentemente ispirato le descrizioni del leggendario mostro di Loch Ness.

Tylosaurus: testa e coda

Il mosasauro Tylosaurus rappresenta i predatori dominanti dell’ultima parte del Mesozoico, il Cretacico. Anche se superficialmente può sembrare abbastanza simile a Liopleurodon, le relazioni di parentela di questi due rettili marini sono molto lontane, trattandosi in questo caso di uno squamato varanoide (a uno sguardo più attento è diversa anche la forma del corpo, come si vede nelle illustrazioni che raffigurano l’animale intero), imparentato, appunto, con i varani odierni. Questo carnivoro predava una grande varietà di specie: pesci, mosasauri più piccoli, plesiosauri, squali.

LA GRANDE PARATA

La spettacolare installazione paleoartistica lungo il perimetro esterno della mostra, con la moltitudine di specie che hanno abitato i mari e gli oceani preistorici, evoca un mondo scomparso e un abisso temporale difficilmente percepibile da noi umani.
L’arco cronologico rappresentato va da 500 milioni di anni fa, tempo in cui vissero gli incredibili invertebrati predatori della Burgess Shale Formation, fino ai giorni nostri, rappresentati dal “fossile vivente” Latimeria.
Ventidue sono gli animali illustrati in grandezza naturale, con dimensioni talora davvero gigantesche. Alcune specie hanno un aspetto simile a quelle attuali, ma la maggior parte di esse richiama immediatamente mondi perduti e misteriosi in cui l’uomo non c’era.

PROIEZIONE “VASCA PALEOACQUARIO” E SALA VR CINEMA

L’animazione dei modelli 3D degli animali e l’esperienza della Realtà Virtuale rappresentano una nuova frontiera di comunicazione anche nel campo della paleontologia, poiché mostrano gli animali preistorici non soltanto nell’aspetto che avevano da vivi, ma come animali vivi, a tutti gli effetti; queste due postazioni coroneranno l’esperienza di visita rendendola indimenticabile. Sono esperienze d’intrattenimento con qualche concessione alla fantasia (la proiezione è ambientata in una vasca da acquario mentre il VR ci farà viaggiare su una immaginaria macchina del tempo), ma i contenuti sono sempre rigorosamente scientifici. Qui ritroveremo i due protagonisti dell’esposizione fisica, Liopleurodon e Cryptoclidus, e altri animali (prevalentemente marini, ma non solo), tassativamente coevi in termini di luogo e di tempo geologico.
L’animazione dei modelli 3D degli animali preistorici è la frontiera più avanzata della ricostruzione scientifica ed è una sfida per i paleontologi e gli esperti della tecnologia: in questo caso infatti dobbiamo anche riprodurre in modo credibile e aderente alle informazioni di cui disponiamo l’ambiente di vita e i movimenti degli animali; inoltre dobbiamo farli interagire in accordo con il loro ruolo ecologico.
Peculiarità della sala VR sono le 10 poltrone dinamiche appositamente progettate, che seguono i movimenti di camera del video VR, e grazie alle quali i visitatori vivranno l’esperienza in modo ancora più realistico e immersivo.

PALEOQUIZ

Dieci domande a bruciapelo per saggiare le vostre conoscenze sui mari del passato, in una sfida con altri giocatori o anche da soli se non amate la competizione. Sul monitor compariranno delle domande, a cui si dovrà semplicemente rispondere sì o no; acquista punti chi risponde per primo nel modo corretto.

POSTAZIONE X-RAY

Come in una radiografia il visitatore potrà far scorrere un monitor ancorato a rotaie lungo il disegno in vivo dell’ittiosauro Ophthalmosaurus, e scoprire la parte di scheletro dell’animale corrispondente all’area inquadrata dal monitor (ciò che si vedrebbe in un animale sottoposto ai raggi X).
Questa stazione rafforza il concetto della ricostruzione della forma corporea, e addirittura della biologia delle specie estinte, a partire dai resti fossilizzati.
L’adattamento acquatico degli ittiosauri ricalca nella forma corporea e nel tipo di nuoto il modello dei pesci e dei cetacei attuali (convergenza evolutiva; non a caso “ittiosauri” significa “rettili-pesce”).
La scelta dell’oftalmosauro (Ophthalmosaurus icenicus) consente anche di suscitare curiosità circa la struttura ossea (anello sclerotico) che permetteva all’occhio di essere allo stesso tempo enorme e capace di resistere a condizioni di forte pressione, caratteristiche indispensabili per cacciare anche a elevate profondità, dove la luce era scarsa.

SCOPERTE ITALIANE

In questa installazione sono segnalati i più famosi ritrovamenti di specie marine nel nostro Paese, raggruppati per intervalli di tempo.
L’Italia è ricca di siti fossiliferi che raccontano la storia della Vita nei suoi mari preistorici: una storia lunga più di 500 milioni di anni, che comincia con specie antichissime, come i Trilobiti del Cambriano della Sardegna, e termina con specie recentissime, come i cetacei e i bivalvi pleistocenici rinvenuti in molte delle nostre regioni.
I siti più spettacolari sono quelli dell’Era Mesozoica, dominati dai grandi rettili, e quelli dell’Era Cenozoica, che testimoniano la grande radiazione adattativa dei mammiferi marini, in particolare dei cetacei.

SCAVA E IMPARA

Un game intuitivo ed esplorativo, installato su 2 monitor, in cui i visitatori dovranno simulare uno scavo per trovare oggetti sepolti, distinguere le ossa fossili da altri oggetti che non lo sono, e infine posizionarle correttamente nello scheletro dell’animale marino al quale appartengono. I visitatori potranno decidere su quale animale lavorare (per un totale di 3 specie); l’obiettivo del gioco è quello di riuscire a posizionare gli elementi trovati per completare lo scheletro che appare al centro della schermata.

SELFIE WITH THE SHARK

Questa postazione, con cui si conclude il percorso di visita, ospita un calco delle gigantesche mascelle fossili del megalodonte (Charcharocles megalodon), lo squalo più grande che sia mai esistito, per invitare i visitatori a scattare un selfie davvero da paura!